Fenomeno "travel bragging", i millennials viaggiano (anche) per vantarsi. Un hashtag come firma

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Un selfie capace di suscitare, meglio se in tempo reale, l'invidia dei propri amici virtuali può ripagare abbondantemente il costo di un viaggio. A pensarla così sono milioni di turisti che ogni anno scelgono le destinazioni da visitare soprattutto in base alla spettacolarità e all'unicità di città, monumenti, musei, hotel, luoghi di divertimento, piatti tipici e costumi locali. Tra loro la fetta più consistente è rappresentata dai Millennials, la Generazione Y, ragazze e ragazzi nati tra l'inizio degli anni '80 e la fine dei '90. Si tratta di un fenomeno che ha un nome ben preciso: è il cosiddetto 'Travel Bragging' (traducendolo vorrebbe dire più o meno 'viaggiare per vantarsi'). A segnalare questa nuova tendenza è il Mobile Travel Tracker, la ricerca annuale con cui il portale Hotels.com verifica l'impatto della tecnologia sulle abitudini di viaggio delle persone. Ogni Paese – tra i 30 coinvolti nell'indagine 2017 - ha le sue abitudini e i suoi indicatori, ma il dato di fondo è uguale dappertutto: like e commenti stanno diventando sempre di più i parametri con cui valutare il successo di una vacanza (e per tentare d'imporsi come influencer sul web).   
 
La vacanza dei Millennials è a misura di social. Sappiamo, infatti, che smartphone e social network sono ormai diventati parte integrante di qualsiasi tipo di viaggio. Basti pensare che, soffermandoci sull'Italia, il 14% dei turisti confessa di tenere in mano il proprio dispositivo mobile per oltre quattro ore al giorno, anche durante le vacanze; per consultare mappe e recensioni. Preferendo stare con la testa fissa sullo schermo del telefono piuttosto che godersi il paesaggio che si ha di fronte. E che in media, quando si è lontani da casa, si passano 38 minuti (sempre al giorno) solo sui social media: Facebook, Instagram e Whatsapp i canali più gettonati. Ma, per qualcuno, comunicare al mondo dove si trova, cosa sta facendo, per generare una reazione di stupore o di apprezzamento è addirittura un elemento determinante, una priorità. Così, per arrivare all'obiettivo, i più giovani tendono sempre più ad arricchire le proprio istantanee con parole chiave che invitano alla reaction. Trasformando i tradizionali hashtag in 'Bragtag', da accompagnare a status e post creati apposta per vantarsi. Il più comune dei quali è, ovviamente, #TravelBrag.
 
Fenomeno "travel bragging", i millennials viaggiano (anche) per vantarsi. Un hashtag come firma

I parchi divertimento tra le mete preferite per chi vuole fare colpo nei social

Per attirare i 'mi piace' si punta soprattutto sul cibo. In cima alla classifica dei soggetti preferiti per farsi notare online c'è il cibo (il 31% lo mette al primo posto tra le cose più fotografate durante la vacanza). Piatti esotici, golosi, invitanti, dai colori sgargianti, magari impiattati in modo artistico. A volte così diversi da quelli tipici delle nostre latitudini da spingere più di ogni altra cosa alla condivisione. Pronti per essere visualizzati da chi, probabilmente, in quel momento ha di fronte il solito piatto di pasta. Il bragtag più usato per mostrarli? Naturalmente #foodporn, ormai entrato nel vocabolario di ogni instagrammer che si rispetti. Anche se, poi, per le nuove generazioni il protagonista assoluto rimane l'autoscatto: quasi la metà (40%) dei viaggiatori tra i 18 e i 29 anni ammette che, quando è in vacanza, sui social network preferisce pubblicare un selfie che lo ritrae da solo con uno sfondo suggestivo rispetto a una foto con i propri cari (37%).
 
La scelta dell'hotel fondamentale per il #BragTag. Il dato che, però, mostra in maniera più evidente come il 'travel bragging' stia crescendo, anche in Italia, riguarda la scelta della sistemazione, del quartier generale da cui pubblicare le prime foto. L'11% dei turisti più giovani, infatti, seleziona quasi esclusivamente strutture con viste panoramiche, stanze con arredamenti particolari, hotel innovativi dal punto di vista architettonico. Perché per loro il primo pensiero una volta posati i bagagli è quello di prendere lo smartphone, farsi un selfie e condividerlo con un post indirizzato alla propria community social. Naturalmente con un bragtag che ne aumenti il potere evocativo. Ma anche gli altri non vogliono farsi trovare spiazzati qualora capitasse l'occasione di  pubblicare un contenuto bragging. Per questo circa un quinto dei turisti (23%) si rifiuta di prenotare un hotel sprovvisto di connessione Wi-Fi gratuita.
 
La batteria scarica spaventa più che perdere l'aereo. Pavoneggiarsi un po' ci sta. Ma, a volte, la dipendenza da social network porta ad estremizzazioni inquietanti. Secondo il Mobile Travel Tracker 2017, infatti, più di un millennial su quattro (27%) teme che senza smartphone non riuscirebbe a godersi la vacanza appieno, probabilmente non si divertirebbe affatto. Il 10%, invece, è terrorizzato dall'idea che la batteria del telefono possa scaricarsi improvvisamente durante la giornata, tagliando una parte del racconto della vacanza sulle piattaforme sociali. Una prospettiva che li spaventa persino più del rischio di arrivare in ritardo in aeroporto e perdere l'aereo. Niente rispetto a quanto emerso dalla stessa ricerca condotta tra i ragazzi statunitensi: oltreoceano il 14% dei viaggiatori racconta che in più di un'occasione ha messo a repentaglio la propria sicurezza pur di farsi un selfie unico, capace di far schizzare in alto il numero dei 'mi piace' e dei commenti. E la stessa quota (14%) di under30, dovendo scegliere tra un viaggio in compagnia della tecnologia e uno con il proprio partner, opterebbe per la prima soluzione.
 
Instagram conferma i dati: per gli under30 la vacanza deve stupire. Un rapporto quasi simbiotico, quello tra le nuove generazioni e i social network, avvalorato anche da dati concreti. Facebook e Whatsapp sono le piattaforme più trasversali e, quindi, più usate da tutti per 'vantarsi in vacanza'. Instagram, invece, è quella che pesca la maggior percentuale di utenti attivi tra i più giovani. E, per questo, è il media che ci può dare i riscontri più attendibili sul tipo di contenuti visual che i millennials amano condividere durante i viaggi, essendo anche il luogo virtuale in cui le immagini e gli hashtag sono i protagonisti assoluti. La ricerca dirà il vero? Analizzando le classifiche ufficiali dei luoghi più immortalati nel 2017 la risposta non può che essere affermativa. Perché - sembra un caso ma non lo è - la spettacolarità la fa da padrona. Sono sufficienti un paio di esempi.
 
I parchi divertimento l'ideale per un selfie di successo. Tra le tante graduatorie diffuse la più interessante è sicuramente quella delle location più 'instagrammate'. Ben quattro delle prime dieci caselle sono infatti occupate da parchi giochi targati Disney. Posti magici per eccellenza, che lasciano a bocca aperta chiunque li osservi. Medaglia d'oro per la Disneyland di Anaheim (negli Stati Uniti, la prima ad aprire) che a sorpresa riesce a battere, nell'ordine, le due principali attrazioni di New York – Times Square e Central Park – nonché la Tour Eiffel di Parigi. Ma, come detto, altri tre parchi Disney figurano ai vertici: al quinto posto c'è il Tokyo Disney Resort (Giappone), al sesto il Disney's Magic Kingdom di Orlando (Florida, USA), al nono il Disney California Adventure Park (ancora una vola ad Anhaeim, in California). Completano la top ten il Museo del Louvre di Parigi (settimo posto), il Ponte di Brooklyn (ottavo) e la strip di Las Vegas (la lunghissima strada, che collega i casinò e gli hotel della città del Nevada, è in decima posizione).
 
A Las Vegas tanti alberghi perfetti per vantarsi online. Conferme arrivano anche dalla classifica degli hotel più amati dagli igers di tutto il mondo. In fondo, come visto, l'albergo è fondamentale per qualsiasi 'travel bragger'. La destinazione perfetta per chi vuole alloggiare in una struttura da far invidia? Su questo punto sono tutti d'accordo: è Las Vegas. Altrimenti non si spiega perché sette hotel tra i dieci più citati su Instagram si trovino proprio qui: sono il Bellagio, il Venetian, l'MGM, il Cosmopolitan, il Wynn, il Caesars Palace e il Paris Hotel & Casinò. Anche se il vertice è conquistato dal Marina Bay Sands di Singapore: una vera e propria meraviglia architettonica. Terzo gradino del podio per un altro hotel asiatico: è lo spettacolare Atlantis The Palm di Dubai. Al nono posto il Fontainebleau di Miami Beach. Difficile, però, che tutti quelli che hanno condiviso selfie (o semplici fotografie) da questi posti abbiano effettivamente soggiornato nelle loro stanze. Questione di prezzo. Ma per vantarsi si è disposti ad alterare la realtà. Giusto un po', quanto basta per ottenere lo scopo. Perché senza #TravelBrag, per i millennials, la vacanza rischia di trasformarsi in un #epicfail. E il popolo dei social non approverebbe. Anzi, sarebbe spietato nei giudizi. Meglio evitarlo. Ne va della propria reputazione online.

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