Piemonte: Torino, l’altra faccia dell’antica capitale

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E’ nelle sue splendide piazze che gran parte della storia della vecchia capitale d’Italia si racconta. Da piazza Vittorio, suggestivo affaccio sulla Gran Madre e su Villa della Regina, a piazza Castello, impreziosita da Palazzo Madama, dal teatro Regio, dalla Real Chiesa di San Lorenzo e da Palazzo Reale; da piazza San Carlo, l’elegante salotto cittadino, con i suoi caffè storici, a piazza Carlo Felice, primo affaccio sulla città per chi vi giunga in treno, alla stazione di Porta Nuova.

Poi piazza Carignano, con l’omonimo storico teatro, il ristorante del Cambio e la gelateria Pepino, piazza Carlo Alberto, con la Biblioteca Nazionale, piazza Carlo Emanuele, meglio conosciuta in città come piazza “Carlina”, e Piazza Solferino, dove s’incontrano via Pietro Micca e via Cernaia. Piazze straordinariamente belle che con la Mole Antonelliana, il Po e la Basilica di Superga compongono il meglio della Torino da cartolina, quella che il mondo ha imparato ad apprezzare, quella che i turisti continua, talvolta a sorpresa, ad incantare.

Torino non è solo le sue splendide piazze, le vie storiche e movimentate che le collegano, reticolo di storia colmo d’eleganza e raffinatezza, palazzi nobiliari e chiese, gallerie e locali storici. Alla parte di città più esuberante, quella alla quale piace mettersi in mostra, che presenta sempre, anche se con discrezione, l’abito da festa, si unisce quella più nascosta, meno conosciuta, quella che sta ai margini delle piazze e di quelli che erano i palazzi del potere della vecchia capitale, ma forse più intrigante e curiosa, talvolta misteriosa e spesso ancor più suggestiva.

E’ la Torino dei vicoli e delle botteghe storiche, che si stende tra Piazza Castello e Piazza Statuto, tra la Porta Palatina e via Cernaia, quella zona di vecchia capitale tagliata in due da Via Garibaldi. Lasciamo Piazza Castello per inoltrarci proprio in via Garibaldi, uno degli assi principali di quella che era l’area urbana romana. Tra le principali arterie del capoluogo piemontese, circondata da palazzi settecenteschi, è tra le più lunghe vie pedonali d’Europa, nota ai torinesi fino alla fine del XIX secolo come la Contrada di Dora Grossa.  

Percorriamo il suo primo tratto, lasciandoci alle spalle la splendida facciata in marmo di Palazzo Madama, cuore della monumentale piazza Castello, tra gelaterie, boutique e caffè. Il primo importante edificio religioso che incontriamo sulla via è la chiesa barocca della Santissima Trinità, realizzata su progetto di Ascanio Vitozzi tra il 1598 ed il 1606, con l’interno in marmi policromi, prevalentemente opera dell’architetto siciliano Filippo Juvarra, e con l’interno della cupola con affreschi ottocenteschi di Francesco Gonin e Luigi Vacca.

Lasciata via Garibaldi percorriamo un breve tratto di via XX Settembre, trafficata via di collegamento tra il Duomo e via Pietro Micca, la strada che da piazza Castello giunge in piazza Solferino, per svoltare a destra nella pittoresca e carica di suggestioni via Barbaroux, dove vi sono ambientate alcune tra le storie e leggende più misteriose della vecchia Torino. Caratteristiche le sue botteghe artigiane, i palazzi gentilizi e gli edifici medievali.

Nell’Ottocento, nell’attuale via Barbaroux, venivano venduti i guardinfanti, ingombranti intelaiature a campana indossate dalle donne per tenere gonfie le gonne dei vestiti. Proprio dalle tipiche intelaiature prodotte il secolo scorso in quest’angolo della città deriva il nome della contrada, detta appunto dei Guardinfanti, che comprende, oltre a via Barbaroux, anche via Stampatori, via dei Mercanti e via Santa Maria. Lasciamo via Barbaroux per imboccare via San Tommaso che, una volta superata via Garibaldi, diviene via Porte Palatine, altro pittoresca strada lungo la quale, all’angolo con via Palazzo di Città, incontriamo la Basilica Corpus Domini affacciata sull’omonima piazzetta, altro gioiello barocco di risalente agli inizi del Seicento, dall’imponente e scenografica facciata con pilastri, colonne ed una serie di statue di decorazione. Proseguendo su via Porte Palatine giungiamo in uno spazio aperto dove sorge la porta d’accesso settentrionale di quella che era l’antica civitas romana Augusta Taurinorum, la Porta Palatina, principale testimonianza archeologica del periodo, sicuramente tra le porte urbiche risalenti al I secolo a.C. meglio conservate al mondo. A due passi da quest’ultima sorge lo straordinario complesso rinascimentale della Cattedrale di San Giovanni Battista, edificato alla fine del Quattrocento e dal 1578 ospitante la Sacra Sindone.

Ci riportiamo verso via Garibaldi, ripercorrendo via Porte Palatine, svoltando poi a destra in via della Basilica per giungere fino a via Milano, trafficata arteria che dall’ottagonale Piazza della Repubblica affonda fin nel cuore del centro.

Piazza della Repubblica, la più grande della città, sorge nel cuore di Porta Palazzo, zona nord ovest del centro storico, dove si svolge uno dei mercati all’aperto più grandi e colorati d’Europa. Percorriamo un breve tratto di via Milano, tra negozi e locali, per svoltare poi a destra in via San Domenico dove giungiamo al MAO, il Museo d’Arte Orientale, dove è d’obbligo una visita. Con sede nel seicentesco Palazzo Mazzonis, al MAO ci godiamo le varie collezioni, i bronzi, le sculture, i dipinti e le terrecotte provenienti dal Kashmir e dal Pakistan orientale, al vasellame, i bronzi rituali e le lacche del periodo pre-imperiale cinese, poi sculture in legno, dipinti a tempera e copertine lignee di testi sacri, intagliate e dipinte dell’Himalaya, manoscritti provenienti dalla Persia, dalla Turchia e dalle ex repubbliche sovietiche, collezioni del Sud-est asiatico.

Lasciamo via San Domenico per imboccare via Sant’Agostino. Costeggiamo il Palazzo del Senato Sabaudo, vecchia sede che ospitava la Magistratura del Senato e la Camera dei Conti, e superata via Corte d’Appello proseguiamo fino a giungere nuovamente nella vitale via Garibaldi. Proseguendo verso piazza Statuto giungiamo all’incrocio con via della Consolata.

Svoltiamo a destra verso piazza Savoia, tra gli angoli più curiosi e suggestivi della città, angolo particolarmente trafficato del Quadrilatero Romano, intitolata alla regione transalpina, zona di locali caratterizzata dalla presenza di un obelisco situato nel suo cuore.

A due passi dalla piazza sorge il Santuario della Consolata, tra i luoghi di culto più antichi di Torino, capolavoro del barocco piemontese e principale santuario cittadino alla cui costruzione si dedicarono illustri architetti dell’epoca tra cui Carlo Ceppi, Filippo Juvarra e Guarino Guarini. La navata principale è a pianta esagonale con due coppie di cappelle ogivali che affiancano la cappella centrale con funzione di abside dove si trova l’altare maggiore. Incantano i ricchi decori dell’interno. Domina la piazzetta antistante il santuario la torre campanaria romanica, d’aspetto austero, dove tra le varie campane vi è una delle campane più grandi d’Italia.
Dopo tanta meraviglia non può mancare una sosta golosa in uno dei caffè storici per concedersi una tazza di cioccolata calda da gustare con l’aggiunta di fresca panna montata.

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