Pingyao, la magia della Cina all'ennesima potenza

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E’ la Cina dei sogni, quella con le lanterne rosse che illuminano le viuzze, la nebbia e i cuochi che spadellano in mezzo alla strada. Quella con i bastioni in pietra e i carretti, i templi le pagode, i salici piangenti. Chi viaggia nel nord dell’immenso Stato asiatico se ne accorge presto, la Cina delle illustrazioni è stata sostituita da un terzo millennio di folle, inquinamento e cemento. Ma non tutto è perduto: il passato resiste con il suo splendore a Pingyao, la citta meglio fortificata della Cina, patrimonio dell’umanità dell’Unesco grazie a quelle mura e case in pietra dal fascino secolare.
 
Con i treni veloci da Pechino bastano poco più di quattro ore nelle pianure dello Shanxi per raggiungere questa città da quasi mezzo milione di persone circondata da campi e ciminiere. Lo sconforto per l’aria pesante e giallastra di Pingyao viene presto ripagato da uno stupore infantile: mentre le altre città storiche cinesi si arrangiano mostrando quello che possono - brandelli di mura e templi originali che si alternano a edifici ricostruiti in modo pacchiano - a Pingyao la storia si racconta da sola. Gli edifici della cittadella risalgono al periodo delle dinastie che hanno governato la Cina per gran parte dello scorso millennio, la dinastia Ming (1368-1644) e la dinastia Qing (1644-1911).
 
Le mura del XIV secolo si estendono per più di sei chilometri con una settantina di torrette e racchiudono un paese antico dalla forma quadrata, cui si accede attraverso imponenti porte a ogni punto cardinale della città.  Dentro la cittadella i mezzi a motore sono quasi banditi e gli abitanti si muovono a piedi o in bicicletta, facendo riassaporare un lusso che nelle altre città è ormai scomparso: il silenzio. La via principale, Nan Dajie, è un susseguirsi di  piccoli hotel e ristoranti, musei, templi e negozi di cianfrusaglie. Nelle tante guest house di Pingyao è possibile scoprire piccole regge lussuose dal prezzo economico ma anche abitazioni semplici dove il cuore della vita familiare è ancora la corte centrale, un giardino ornato di piante dove lavare i panni, stendere il bucato e bere il tè in compagnia.
 
Per camminare sulle mura e visitare le tante abitazioni storiche trasformate in museo serve un biglietto di ingresso, valido tre giorni. La cinta muraria consente di vedere la città da ogni angolazione, spaziando dalle stradine secondarie dove gli anziani giocano a carte alle vie più affollate dove le bancarelle dei venditori si alternano agli spiedini che sfrigolano sui barbecue. L’edificio più celebre di Pingyao è il Rishengchang: nel 1823 è diventato la prima banca cinese a emettere assegni circolari, e dopo aver aperto filiali in tutto il paese ha reso Pingyao la capitale finanziaria della Cina sino agli inizi del Novecento.  
Pingyao, la magia della Cina all'ennesima potenza

 La Nan Dajie, la via principale di Pingyao (foto Massimiliano Salvo)


La costruzione più alta della città vecchia è la torre nel cuore di Pingyao, l’edificio più antico è invece il Tempio Dacheng, che risale al 1163 e si trova all’interno del Tempio di Confucio dove gli aspiranti burocrati sostenevano gli esami imperiali. Oltre al tempio taoista nato durante la dinastia Tang (618-907) a Pingyao c’è pure una chiesa cattolica che ha all’esterno una statua della Vergine Maria, testimonianza della presenza cristiana anche nei posti più impensati del pianeta.

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